Trovare ed usare quello che ci serve in Rete


Dalla nascita del fenomeno Internet, si è passati da una fase “pop” nella quale l’utente andava stupito, ad una fase più evoluta, dove l’utente va servito.

Ci basta riportare alla mente alcuni siti web di quell’epoca, per evidenziare quanto fosse minima l’attenzione alla qualità del servizio (usabilità, accessibilità, etc.), e fosse tutto concentrato nella capacità di stupire e di presentare i contenuti.
Oggi le persone che navigano in Rete hanno un grado di esperienza maggiore, sono abituate ad usare Internet per fruire dei servizi più disparati: acquisto di tecnologia, aste on-line, acquisto di biglietti, e molto altro.

Tutto ciò ha portato l’utenza a preferire servizi di facile utilizzo, a discapito dell’aspetto di presentazione dell’informazione (solitamente l’ideale è un buon compromesso tra contenuti e buona rappresentazione). Se prima era “pop” l’uso di Flash, piuttosto che di animazioni, “effetti speciali e colori ultravivaci” (come recitava una pubblicità…), oggi è “pop”, quindi stupisce, la facilità d’uso e la completezza del servizio offerto. Da qui l’esigenza delle aziende di esporre in Rete servizi sempre più facili da usare ed accessibili da qualsiasi piattaforma (anche mobile), anche da persone diversamente abili.

Quindi un inno ai contenuti ed alla loro semplice rappresentazione, a discapito di forme, layout e creatività? Non necessariamente. Non è il caso risollevare il vespaio di qualche tempo fa, nato sulle colonne di illustri Blog, circa il conlflitto (presunto) tra Usabilità e Creatività. Creare prodotti facili da usare è possibile anche scegliendo dei compromessi con el esigenze creative di marketing. Di solito accade che si giunge a buoni compromessi, abbandonando logiche di separazione (ragioni dei designer vs. ragioni degli usabilisti) per approcciare a logiche di aggregazione (assieme si trovano soluzioni usabili e belle).

Tutto chiaro? Magari!
Lo scoglio più duro è spesso quello di far capire alle aziende questo discorso. E’ ricorrente trovare persone che vedono nella propria presenza on-line una sorta di “vestito su misura” che deve calzare loro a pennello. Intendiamoci, non è del tutto sbagliato, poiché in qualche modo è giusto che il servizio, attraverso vari aspetti, rappresenti l’azienda ed il suo spirito. Tuttavia è auspicabile che il “vesito” sia fatto su misura per chi deve “realmente indossarlo”: vale a dire gli utenti.
Eppure è così semplice: gli utenti, usando un servizio on-line portano guadagno all’azienda che lo espone. Naturale che debba esser fatto su misura di chi lo usa! Sarebbe curioso vedere cosa accadrebbe se qualcuno scegliesse la macchina al posto nostro o la destinazione della nostra vacanza, e così via. Difficile pensare che in questo modo si riesca a soddisfare al meglio la nostra richiesta di servizio!

Ad ogni modo spesso sono i dati sul ROI dell’usabilità, l’importanza dell’accessibilità e gli standard qualititivi, a convinvcere anche i più ostinati. Qualora neppure questo funzionasse, restano i test con utenti, che dimostrano quanto sia distante il modello di funzionamento che un utente ha di una applicazione, da quello del progettista, piuttosto che del dirigente. Quindi chi progetta o idea un servizio in rete “pensa” che funzioni in un certo modo, che l’utente faccia “certi” passi per compiere “certe” azioni. Spesso questo modello non è molto vicino all’idea che gli utenti si fanno del servizio.L’usabilità non fa altro che rendere minimo il gap che c’è tra questi due modelli di funzionamento.Come? Attraverso numerosi strumenti, immersi in un processo di sviluppo Centrato sull’Utente.

Ma tutto questo quanto costa? Se ben fatto molto meno dei guadagni che frutta. Inoltre se si considera che sul Web la concorrenza è a distanza di un solo click, si capisce quanto sia importante che un utente che arriva su un sito per usarne i servizi, ci riesca con successo e non abbandoni; anche perché da studi recenti pare che ci sia solo il 16% di probabilità che poi l’utente torni a visitare il sito abbandonato.

Da domani tutti usabili-sti?

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2 responses to Trovare ed usare quello che ci serve in Rete

  1. Cisco says:

    Bell’articolo 😉
    In effetti l’utente riesce sempre a stupire con un comportamentp che non prevedi. 😉

    E’ per questo che si investe molto tempo nello studio degli utenti 😉

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  2. antgri says:

    Infatti è per questo che esistono gli esperti di usabilità, persone che attraverso uno User Centered Design Process (con tanto di certificazione ISO) fanno in modo che i servizi esposti in Rete siano fatti su misura per l’utente, offrendogli la migliore esperienza d’uso.
    Attenzione una cosa è studiare gli utenti per strategie di mercato; diverso è studiare l’ergonomia dei prodotti Web, che ha come fine di rendere il prodotto confortevole per l’utente, anche per fini di mercato.
    Ad ogni modo è importante la sua valenza sociale: rendere fruibili al meglio i prodotti della Rete.

    Cosa ci si guadagna? beh è spiegato bene in “soldoni” anche in questo post https://antoniogrillo.wordpress.com/2008/04/09/come-guadagnare-piu-soldi-dalla-pubblicita/
    e poi è facile trovare ROI dell’usabilità per consultarle…

    Ma… come mai c’è ancora tanta gente che non investe in questo senso?
    E come mai lo stato che ha invesito tanto nella informatizzazione dei servizi delle PA, ha costruito applicazioni speso molto distanti dall’utente?

    Un po’ come avere delle belle cattedrali ma senza gradini per accedervi… Uno spreco ed una occasione persa, almeno per ora!

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