Facebook usability: utenti votati alla fedeltà


facebookPeoplesNon tutto ciò che funziona su Facebook, funziona anche fuori. Nonostante sia usato da milioni di utenti, molto della “experience” del celebre social network, non sarebbe pienamente “riciclabile” altrove.

Ciò sarebbe determinato dall’esistenza di condizioni al contorno che possono fortemente influenzare l’esperienza d’uso.

Facciamo l’esempio classico di un software desktop di video-scrittura. Qualora questo software fosse l’unico disponibile, senza possibilità di scelta, l’utente sarebbe “votato alla fedeltà”. L’esperienza d’uso che ne deriverebbe, risentirebbe fortemente di questo vincolo.

Magari col tempo potrebbe divenire familiare.  Addirittura la si potrebbe ritenere migliore anche confrontandola con artefatti più usabili, a causa della “fedeltà”alla quale si è “votati”.

Sarebbe un grave errore ritenere una user-experience  replicabile in altri scenari con i medesimi risultati. In questo modo  verrebbero trascurate tutte quelle condizioni al contorno che influiscono in maniera determinante sull’esperienza d’uso di un artefatto.

Tutto ciò vale anche per Facebook .

Il periodo storico in cui è maturato il successo del servizio, la eco mediatica, lo status che ha rappresentato, ed altre ragioni sociali/emotive che varrebbe la pena approfondire in un altro post, hanno determinato  condizioni per cui Facebook doveva esserci nella vita delle persone, quindi bisognava usarlo per essere in contatto.

E’ plausibile supporre che i “vincoli” sopra descritti possono essere ritenuti abbastanza stringenti da “votare alla fedeltà” molti utenti del celebre social network.

Da qui è semplice capire come molte cose che “funzionano” su facebook, potrebbero non funzionare con la medesima efficacia se estrapolate dal contesto, ritenendole indiscutibili asset di successo dalla user experience.

Quindi la famosa frase “la usano milioni di persone su Facebook, quindi funziona” potrebbe non essere così scontata.

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19 responses to Facebook usability: utenti votati alla fedeltà

  1. jp says:

    Dal mio punto di vista i servizi web che “funzionano” lo fanno per una serie di motivi che va oltre l’aspetto tecnico, usabilità inclusa.

    Nel caso specifico Facebook “tira” perchè è il servizio del momento, nonostante le lamentele che continuo a sentire (io non sono iscritto).

    Quando una cosa diventa “trendy”, lo è finchè non si impone qualcosa di più “trendy” o perchè sparisce l’effetto novità. In campo informatico Apple continua a vendere perchè punta sul design e perchè cerca di mantenersi costantemente “trendy” con prodotti dal design curato e “innovative”.

    Chi lo spiega a noi occidentali che l’iPhone in Giappone è considerato un cellulare “vecchio” ma la Apple, nonostante tutto, continua a fare il 50% di guadagno netto per cellulare a differenza dei suoi “competitor”? E’ trendy, può permettersi questo e altro!

    In altri termini la tua frase sul fatto che certe cose funzionano su FB e potrebbero non funzionare altrove si riducono al semplice fatto che il “brand” al momento tira. Nel limite del possibile, può tentare nuove cose e, nel caso peggiore, reggere il colpo se qualche novità non va come sperato.

    Se qualcuno tirasse fuori un clone migliore dell’originale (tecnicamente fattibile), probabilmente dovrebbe inventare cose così drammaticamente innovative da erodere il bacino di utenti non solo di FB ma di tutti gli altri social network e/o lanciarsi in un battage pubblicitario su scala globale.

    Ciao!

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  2. antgri says:

    #jp
    Grazie per il tuo interessante contributo.

    Nel post parlavo di “cose che funzionano su FB”, in termini di soluzioni di interfaccia, e/o interazione uomo-artefatto.

    Tutte le soluzioni presenti in una interfaccia come quella del social network in questione, non possono essere considerate automaticamente in toto vincenti, solo in virtù del fatto che FB lè un fenomeno di massa.

    Qui entra in causa il brand che “tira” o meno.

    Che una cosa “trendy” possa permettersi “questo ed altro” concordco. Che un prodotto “tredy” offra anche la migliore user-experience, non è così automatico, anche se è frequentato da milioni di persone, in base alel ragioni esposte nel post.

    Non trovi?

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  3. jp says:

    Quello che mi stupisce davvero, e lo dico da persona che si iscrisse a Orkut anni or sono fa (mi pare 2003 o giù di lì), è che l’effetto innovazione sia drasticamente scemato a fronte di un miglioramento dell’interfaccia, dell’usabilità e accessibilità. Non che la cosa valga poco, ma è pur sempre la stessa minestra riscaldata sebbene servita in un piatto nuovo.

    Ora Facebook ha ottenuto il “momentum” (*) ma sfortunatamente non è stata ancora in grado di monetizzare il numero dei suoi utenti e dovrà svegliarsi prima che la gente “impazzisca” per qualche nuovo servizio.

    Basti pensare a come la gente è impazzita e si è rapidamente annoiata di/per Second Life. Notare che questo servizio per quanto innovativo (anche come UI) e benchè avesse un modello di business “accettabile/sostenibile” fin dall’inizio, non è più tanto in voga…

    Sarò scettico ma quello che bisogna copiare di FB è come si è imposto fra la gente non solo la sua veste. Inoltre ci vuole moltissima fortuna: nessuno nasce trendy. 🙂

    Sono troppo scettico?

    (*): cfr. capitolo sulla bolla di internet in [1]

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  4. antgri says:

    @jp

    L’effetto innovazione dura poco oramai, il tempo di un lancio nel TG in prime-time ed è già parabola discendente.

    Nel mio post non volevo occuparmi direttamente dei “segreti” del successo di una strategia di marketing, bensì del fatto che spesso non tutto che è popolare è riusabile con gli stessi risultati altrove.

    Seplicemente questo.
    Magari banale, pleonastico, ma pur sempre vero…

    Avolte le cose più ovvie, appunto perché tali, le dimentichiamo con molta facilità.

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  5. antgri says:

    @jp

    Assolutamente in-TOPIC 😉

    Anzi se hai altri spunti va benissimo.. il topic è un punto di partenza.

    Grazie ed a presto!!

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  6. antgri says:

    @Riccardo Esposito

    Ciao Riccardo, ti ringrazio!

    Nulla da dire sull’usabilità dei Facebook?

    A presto e grazie!

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  7. comunicazionedigitale says:

    Ciao Antonio, eccomi finalmente sul tuo blog. L’argomento mi acchiappa … ma allora non parli solo di healthcare! 😉 scherzo!

    A proposito di Facebook, per quanto ho potuto osservare, molte persone lontane anni luce dalla tecnologia e dal web, hanno conosciuto internet tramite Facebook.

    Alcuni miei contatti addirittura assimilano le due cose, scrivendomi ad es. “eccomi qui di nuovo su Internet”. Come su INTERNET? Sei solo su Facebook…! Ma per loro è la stessa cosa, perché Facebook è la porta attraverso la quale hanno avuto “accesso” al Web, e forse è l’unica cosa che del Web conoscono.

    Questo mi sembra un segno comunque del fatto che Facebook, pur con tutti i limiti che può avere (e parlo soprattutto delle rognosissime applicazioni) ha “insegnato” Internet a molti tardivi digitali. Se non fosse stato facile da usare questo non sarebbe potuto accadere, credo. Ovviamente tutto è migliorabile, ma credo che a Facebook vadano i complimenti per la semplicità, l’immediatezza e l’aver saputo essere alla portata di chiunque.

    Merito anche dell’uso massiccio dei Javascript e di Ajax, che a dispetto di quanto ho sentito dire da molti informatici alla vecchia maniera (“non usiamo Ajax perché non è compatibile con tutti i browser e tutti i computer”) rende sicuramente più immediata e fruibile l’interfaccia. E poi, Google non è basato tutto sulla stessa tecnologia?

    Detto questo, mi interessa sapere, Antonio: a quali aspetti di FB pensavi in particolare quando hai scritto che alcune cose funzionano lì ma non fuori?

    Stefano

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  8. antgri says:

    @Stefano

    Ciao e grazie del tuo intervento molto interessante.

    Premetto che non odio Facebook 🙂

    Ritornando al tuo post, ritengo che qualsiasi fenomeno digitale attiri sul web persone “nuove”, in qualche modo dà loro una sorta di “imprinting“: da quel momento in poi si identifica il mezzo con l’uso che se ne fa.

    Accade per Facebook ora, accadeva in passato con le community, le chat ed altri fenomeni di massa del passato (anch ein passato ci sono stati…).

    Il mio post non voleva demonizzare Facebook, tantomeno fare un benchmark della tecnologia usata.

    Gli aspetti di cui parlavo nel post, che ritengo non siano automaticaemnte replicabili con successo altrove, sono quelli che riguardano la user experience.

    Le modalità di interazione, il disegno dell’informazione, le metafore usate e molte altre cose, nonostante parte di un fenomeno di successo, potrebbero non essere depositarie dell’eccellenza assoluta.

    Ed allora perché lì funzionano ed altrove no?
    Beh, ci sarebbe molto da dire sul contento, le motivazioni, i bisogni funzionali ed altro.

    In poche parole Facebook viene usato perché è un “must”, è “cool” è “up-to-date”, se non ce l’hai sei “out”. Questo scenario porta gli utenti ad una sorta di assuefazione all’interfaccia ed a tutti gli elementi che compongono la user-experience.

    Le motivazioni per cui si “deve” usare Facebook, potrebebro essere tali e tanto forti, da votare l’utente alla “fedeltà”, ad esempio: “non ci capisco molto ma, devo imparare perché tuttti lo usano”.

    Uno scenario differente da : “non ci capisco nulla… abbandono e ne uso uno più semplice”…

    In definitiva il mio post voleva mettere in guardia dalla famigerata frase:”...beh si fa su Facebook quella cosa quindi funziona ed avrà successo ovunque“.
    Tale affermazione non ritengo sia così immediata.

    Esaustiva la spiegazione? 😉

    Spero di ritrovarti presto Stefano con altre interessanti e stimolanti post

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  9. comunicazionedigitale says:

    chiarissimo! in effetti Facebook è nato un po’ per essere il tempio del “cazzeggio”, o come dicono i più seri, è un network per il fun. Chiaramente le funzioni messe a disposizione degli utenti devono variare da network a network a seconda del target di utilizzatori e dello scopo dello stesso. Ad esempio, te lo vedresti un Rapitore seriale su Linkedin o Viadeo??? 🙂

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  10. antgri says:

    @Stefano

    Esatto Stefano.

    Oltre a tener conto della tipologia di servizio è utile valutare anche la modalità di implementazione, la tipologia di interazione che questo servizio richiede ed il contesto in cui viene usato.

    In altri termini è utile disegnare una esperienza utente adeguata, senza assumere che quella di facebook funzioni a prescindere.

    Come tu osservi l’utenza è differente, ma sono parimenti differenti le condizioni d’uso e le motivazioni che ti spingono (“forzano”) all’uso dell’artefatto.

    Le funzioni, le modalità di fruizione ed i servizi, vanno disegnate non solo tenendo conto degli utenti, ma anche di altri parametri che indirettamente toccano gli utenti. Questi ultimi possono variare anche per declinazioni diverse di uno stesso prodotto (vedi Social Network).

    Quello che funziona in facebook funzionerebbe in un Enterprise social network?

    Se si perché?
    Se no perché?

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  11. Clawius says:

    La gente si “attacca” a facebook per le prime 3/4 settimane e poi via via scema d’interesse…
    Alcuni cercano sesso e altri tramacci…

    Riguardo l’usabilità invece dico bene della virgola che hai posticipato.
    Dunque ti apoggio…

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  12. antgri says:

    @Clawius

    grazie Clawius per il tuo contributo e per il tuo appoggio 😉

    La mia non è una missione o un abattaglia, ma solo untentativo di fare chiarezza.

    Social” è la parola più usata del momento nel business; impera nel marketing, attirando capitali.

    Da qui pare che ogni cosa sia “sociabile” e che il segreto del successo sta nella esatta replica di quello che altrove funziona.

    In questo modo si trascura la cosiddetta “ecologia dell’informazione“.

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  13. In sostanza quello che tu vuoi dire in questo post è: non tutto ciò che può andare in un determinato momento, potrà trovare la stessa fortuna in altri contesti.

    O meglio…non tutto ciò che trova “successo” su Facebook, deve per forza trovare fortuna anche altrove…

    Bè sono d’accordo con quanto vai dicendo, anche perchè si riprende quello che dicevamo nel mio post in riferimento a Weebiz.
    Ultimamente c’è quasi la mania, da parte di molti, di pensare in questo modo: “se vogliamo farcela, dobbiamo fare come FB!”. Il che non è del tutto sbagliato, ma bisogna avere idee innovative.

    E così partono miriade di cloni, che poi si rivelano dei flop assurdi. Perchè? Perchè ormai FB si è imposto sul mercato del web 2.0, e soprattutto perchè questo social network ha avuto la grandissima fortuna di essere sponsorizzato da una grande ondata mediatica. Questo comporta che le persone trovino più fiducia e veridicità in ciò che si dice sul conto di qualcosa.

    Facebook in questi anni sta facendo quello che in passato fece anche Messenger. Tutti dovevano averlo per poter comunicare e non restare tagliati fuori. Ma come msn, a parte skype (decisamente più professionale), non è che si siano imposte altre grandi e sorprendenti soluzioni simili.

    E’ l’onda del momento che tutti vogliono cavalcare. Ma tutto prima o poi svanisce, e sarà così anche per FB, che magari sarà sempre utilizzato, ma non sarà più sulla bocca di tutti.

    In conclusione, per citare una frase che mi è rimasta molto impressa “non bisogna reinventare la ruota” ma meglio svilupparla. Quindi basta col voler cavalcare la mania dei social network perchè vanno tanto di moda.
    Meglio cominciare a creare qualcosa di nuovo, visto che il web 3.0 si sta per avvicinare. 🙂

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  14. comunicazionedigitale says:

    Tempo fa ho intervistato per il portale http://www.glieletti.it un politico locale, sindaco di un paese della provincia di Torino, a proposito del rapporto tra politica e internet. …Sembra che vada fuori tema ma vedrete che non è così 😉

    Beh, la cosa che mi ha colpito è stata la sua affermazione secondo cui “prima c’erano i blog, poi sono passati di moda, adesso è il momento di Facebook e più avanti verrà fuori qualcos’altro…”

    Il video dell’intervista > http://www.youtube.com/watch?v=oUpU7BdF1fQ

    Mi sembra un esempio evidente di questa tendenza a seguire “ciò di cui parlano i media”. Se giornali e TV parlano dell’esplosione dei blog, allora significa che quella è la moda del momento, dobbiamo seguirla. Se poi parlano della crescita esponenziale di Facebook, non solo dobbiamo farne parte, ma è come se automaticamente stessero dicendo che i blog sono già morti!

    Eppure mi sembra che non sia affatto così (almeno uno, questo, esiste ancora e ci si discute! 🙂 ). La blogosfera è in continua crescita, ma per chi conosce internet attraverso gli altri media, chiamiamoli tradizionali, la percezione è che ogni novità scalzi automaticamente la precedente. Un modo di vedere, a mio parere, secondo il modello della “sostituzione” e non “dell’aggiunta”.

    Questo perché quello che interessa è fare notizia, e chi segue il web solo dall’esterno – senza viverlo quotidianamente, in prima persona, nella sua globalità e nella sua crescita – può avere l’impressione che in quel preciso momento, in Rete, esista solo quello di cui parlano i giornali.

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  15. antgri says:

    @Danilo Pontone

    Ciao Danilo e benvenuto.

    Ho avuto mododi commentare il tuo recente post, anche se il mio che ho scritto più di un mese fa, tentava di raccontare il perché il “taglia ed incolla” della qualità, del successo, dell auser-experience, non funziona.

    In particolare ho preso spunto dai social network, visto che c’è un gran proliferare di questi artefatti.

    Gli aspetti che ho cercato di cogliere riguardano la user experience. In particolare trovo che non si possa fare “cut & paste” della user experience in generale, tantomeno dei social network.

    Concordo che vada cavalcata l’onda, ma ci sono modi più o meno redditizi per farlo.

    Se la parola “social network” da sola attiva capitali, questa non basta per fare in modo che gli stessi producano cose che funzionano.

    Bisogna cavalcare l’onda, ma c’è da considerare il fatto che sta scemando.

    Vanno capitalizzate le esperienze… che poi sono la cosa che ci permette di non commettere due volte gli stessi errori.

    Grazie ancora per il tuo contributo ti invito a tornare quando vuoi 😉

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