L’umano emoziona, il computer meno


Uno studio condotto dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences (MPIPF) ha constatato differenze rilevanti nella percezione della musica eseguita elettronicamente e la stessa musica suonata da un professionista umano. (articolo)

Il cervello è capace di cogliere l’espressione, il feeling tra gli strumentisti, quindi il fattore umano. In altri termini il cervello reagisce con stimoli più forti e pasisonali, quando percepisce il fattore umano

Davvero rassicurante avere conferma che la tecnologia è tale quando è al servizo dell’uomo e non viceversa…

Sarebbe interessante capire l’opportunità di avere customer-care digitali, moda dilagante in più settori di mercato. Sempre più di frequente ci si imbatte in “signorine digitali”, che gestiscono il customer care attraversso il Internet. Per quanto sia considerabile un “prolungamento naturale” del help-desk automatico dei centralini, sarebbe auspicabile, a questo punto, considerare il “fattore umano”.

Quanto potrebbe far guadagnare il “fattore umano” recepito dall’utente, a dispetto dello stesso servizio erogato da un prodotto digitale?

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8 responses to L’umano emoziona, il computer meno

  1. Ho letto anch’io di avatar (simili a quelli di Second Life) creati appositamente per customer-care digitali. Personalmente non apprezzo molto questo tipo di assistenza se ho la necessità di chiamare un centralino per qualche problematica che, nel mio ragionamento, credo sia tutta mia. Poi forse è qualcosa che necessita di una risposta standard e uguale per diversi clienti… ma continuo ad avere i miei dubbi e in genere preferisco cambiare il fornitore di quel servizio.
    Cambiando settore ho letto di tesi di laurea discusse da un avatar. Qui, invece, pensavo che l’avatar è un po’ meno emotivo 😉 dello studente e forse potrebbe essere un vantaggio. Così anche se devo tenere una conferenza… se utilizzo un avatar, non mi metto in gioco in prima persona… indosso una maschera. Metto in prima linea non me stessa ma una rappresentazione di ciò che quel giorno in quella conferenza voglio dare di me. Oppure potrebbe anche essere come diceva Oscar Wilde: “L’uomo non è mai sincero quando parla di se stesso. Dategli una maschera e vi dirà la verità”

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  2. antgri says:

    Ben ritornata nel mio blog Giuliana!

    Ti ringrazio per il tuo intervento davvero molto interessante.

    Forse le “maschere” di cui tu parli potrebbero essere anche quelle “pirandelliane”: rappresentanti a volte parti di noi; a volte facendoci essere diversi, per fuggire dalla realtà.

    Personalmente trovo spiacevole l’ipotesi di un Avatar che discute per mio conto un argomento. Nonostante io sia una persona emotiva, quando mi capita di parlare in pubblico, so che i miei pregi ed i miei difetti possano costituire un valore aggiunto per la comunicazione e l’impatto di ciò che dico.

    Pensa Randy Pausch, professore universitario, pioniere della realtà virtuale, che sapendo di dover morire ha tenuto la sua “ultima lezione” facendo un inno alla vita. Poi questa memorabile lezione è divenuto un libro stupendo. Dubito che un avatar poteva sortire un tale effetto 😉 .

    A mio avviso la tecnologia svolge al meglio il suo ruolo quando è di aiuto all’uomo, non quando cerca di sostituirlo a tutti i costi.

    Se poi si scopre che il rapporto umano “paga”, a dispetto di una macchina, tanto meglio!

    Che l’uomo torni a fare l’Uomo e le macchine a fare le Macchine? Non sarei così drastico ma, sarebbe auspicabile viaggiassero a stretto contatto senza cercare di sovrapporsi più di tanto.

    Semmai il problema interessante sarebbe quello della convivenza, dell’ergonomia, di come disegnare le “macchine” al meglio, per le reali esigenze degli uomini.

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  3. clacli says:

    ciao Antonio,
    ho trovato il tuo articolo particolarmente interessante.
    io a differenza di Giuliana nn credo che gli avatar servano all’uomo per mettersi una maschera.
    in alcuni casi sono invece un suo utile “sostituto” sempre che nn si esageri,concordo infatti sul fatto che sia comunque sempre importante per un essere umano confrontarsi con le “emozioni ” . a presto

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  4. Vedo con piacere che quanto ho scritto ha trovato delle risposte!! Le mie erano soltanto “provocazioni”, riflessioni veloci dopo la lettura del post di Antonio. Credo proprio che domani tornerò a scrivere su questo argomento 🙂

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  5. antgri says:

    #clacli

    Ciao clacli e benvenuta nel mio blog!

    Concordo sul fatto che esistano mezze misure: non tutto è sbagliato non tutto è giusto; quindi una maschera non sempre è qualcosa che cela brutalità o comportamenti sconvenienti.

    #Giuliana Guazzaroni

    bentornata anche a te Giuliana, ho letto il post che hai indicato qui e lo trovo molto interessante.

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  6. cobain86 says:

    Adesso sul web è un gran dilagare di siti che promettono di trovare l’anima gemella ed incontri reali.
    Quanta verità c’è in questi siti? Funzionano? Quanto costano? Ne vale veramente la pena?
    Armato di mouse, pazienza e tastiera ho fatto un bel giro e ho pubblicato un bel resoconto della situazione disponibile (sempre con ironia e semplicità):
    http://cobain86.wordpress.com/2008/08/27/amore-pronta-consegna/ .
    Per farsi due risate a cuor leggero ma per aprire anche gli occhi sulle trappole della Rete.

    Marco

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  7. antgri says:

    #cobain86

    caro Marco grazie per aver contribuito ala discussione e benvenuto sul mio blog.

    L’argomento di cui parli è abbastanza scottante e discusso.

    Tuttavia se si pensa che queste agenzie esistono da sempre anche off-line, magari si può ridimensionare il fenomeno.

    Appare fondamentale distinguere tra il mezzo e l’uso che se ne fa: la Rete è un mezzo neutro, incolore; l’uso che l’uomo ne fa, traccia connotazioni negative o positive.

    Perché puntare l’indice contro il mezzo quando è il problema risiede nell’uso che se ne fa?

    Complimenti per il tuo resoconto! davvero molto interessante. Non è ugualmente pigro rivolgersi ad una agenzia (off-line) per fare sesso con una donna?

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