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Chi non ricorda la canzone interpretata da Alberto sordi e Monica Vitti?
E bene si, parafrasando questo divertente pezzo, si potrebbe sottolineare quella che appare essere sempre più una vitale necessità per sopravvivere: avere una app per iPad.
Ultimo caso a dare man forte a questa tendenza, quello della emittente ABC, che a soli 10 giorni dal debutto di iPad, ha visto scaricare 205.000 volte la sua app gratuita, collezionando circa 650.000 episodi visualizzati attraverso iPad, con conseguente generazione di “alcuni milioni ” di impressions…
Cosa vi viene da dire?
I Data Matrix: in pochi pixel informazioni facili da scambiare.
Passando dal reale al digitale, collegando luoghi, contesti e persone reali, a luoghi, contesti e profili digitali, attraverso device digitali d’uso corrente.
iPad: tutti lo hanno atteso, tutti lo hanno visto, tutti lo aspettano a marzo. Per fare cosa?
Quello che secondo Jobs sarà un oggetto CULT nell’immediato futuro, parte integrante delle nostre vite, per qualcuno è di non immediata collocazione.
Quale la sua esigenza d’utilizzo? Di certo è un ibrido tra iPhone e Notebook Mac: non è possibile portarlo in giro come un telefono; come d’altra parte poco si presta a stare sulla scrivania come un netbook, magari durante una presentazione. I possibili scenari d’uso vanno più verso un uso domestico o magari in treno/aereo. Anche se va considerato l’aspetto ergonomico: ad esempio lo stress della cervicale.
A tale proposito ci sarebbe da interrogarsi sulle sorti del “Mac”: sarà la fine del Mac così come lo conosciamo ora?
Molti hanno criticato la mancanza di una webcam per teleconference, anche se l’aspetto più preoccupante a mio avviso è la mancata visione della “near field communication”: affiancare due oggetti ottenendone ”uno solo”.
A Jobs va dato atto che la progettazione di devices con una interfaccia inclusa nel software, come già avvenuto per iPhone, può di fatto migliorare l’esperienza utente in generale, diminuendo l’impatto congnitivo, essendo scevra da tastiere, pulsanti, leve ed altro. Certamente meno ad adatta a contesti dove la scrittura prevale su altre operazioni.
Anche voi avete degli interrogativi?
Negli Stati Uniti pare si investa molto più in SEO che in SEM.
Uno studio di Forbes ha rivelato che per il 48% degli esperti marketing intervistati, il Search Engine Optimization è il miglior metodo per generare conversioni.
Rendere un sito ottimizzato per i motori di ricerca è il modo migliore per generare conversioni , molto più delle pubblicità a pagamento e delle campagne PPC, notevolmente più costose e, secondo recenti studi, molto meno efficaci.
Le visite generate dai banner a pagamento sono fortemente diminuite. Hitwise, la nota compagnia di ricerca nel marketing on-line, ha dichiaratoche la quota del traffico generato dalle pubblicità a pagamento sui motori di ricerca verso i siti ufficiali, nel mese di aprile 2009 è scesa del 7,25% (-9,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Avrebbero subito un forte calo anche i click sulle pubblicità a pagamento risultanti da ricerche per brand name, a favore dei primi risultati organici.
Nei prossimi sei mesi pare che la distribuzione del budget dovrebbe portare a maggiori investimenti nel “viral marketing” e a seguire nel SEO, che rimane un caposaldo delle strategie marketing per tutto il 2009. Rimarrebbero comunque invariati gli investimenti nel Behavioral targeting e nelle campagne PPC.
L’Usabilità dei Social Network non si può risolvere solo con un approccio accademico. E’ necessario considerare la disseminazione della Rete nella vita di tutti i giorni.
Questo è quanto si evince dall’esperienza maturata in questa prima era del Web collaborativo.
Sull’argomento si è composto da subito un fronte di due scuole di pensiero: la prima di estrazione nord-americana, tesa ad accogliere le esigenze del singolo utente; l’altra volta ad esaminare il fenomeno in modo trasversale Obliquo, considerando un “Design emotivo” (Emotional Design).
L’interazione tra Web e mondo reale, sembrerebbe dar ragione a questa seconda via. In tal caso alcuni degli strumenti “tradizionali” per disegnare l’usabilità di un prodotto, potrebbero non avere la loro piena efficacia.
Anche se personalmente non condivido in toto la critica mossa da J. Nielsen riguardo i Social Network, tuttavia rimane l’efficacia dei metodi da lui indicati per molti aspetti dei Social Network. Non bisogna quindi commettere l’errore di “buttar via il bambino con l’acqua sprca”.
Quindi?
Nonostante l’usabilità classica possa offrire un forte contributo anche nell’ambito dei Social Network è opportuno Continue reading
HTML 5, di cui il World Wide Web Consortium (W3C) ha appena rilasciato una bozza, ha il compito di assimilare le nuove tendenze del Web, accogliendo i numerosi e importanti cambiamenti che del Web 2.0.
Uno degli obiettivi di questo nuovo standard è Continue reading
“La convergenza e le nuove forme di narrazione digitale richiedono un ripensamento del design in chiave ecologica.”

Questa la premessa di un interessante matrimonio: quello tra l’architettura dell’informazione e l’informaizone cross-mediale.
Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei.Oggi molte azioni quotidiane per essere svolte, richiedono un passaggio continuo non solo da un medium all’altro ma anche dal contesto fisico a quello digitale e viceversa.
Non sempre i vari “pezzi” sono progettati in modo da rendere omogeneo questo passaggio. Ogni medium ha le sue proprie regole, in assenza di una visione d’insieme, si rischia una frattura nel passaggio dall’uno all’altro.
Chi può aiutarci?
L’Architettura dell’Informazione , grazie alla sua genesi ibrida e pluridisciplinare ha una vocazione spiccatamente cross-mediale.
Questo scenario comporta due evoluzioni fondamentali già in atto:
Alla multicanalità subentra oggi la cross-medialità (e la complessità):
Le architetture cross-mediali sono insomma una sorta di gioco dell’oca a più dimensioni le cui caselle sono disseminate in ambienti eterogenei: per raggiungere un obiettivo dobbiamo obbligatoriamente attraversare un ampio range di questi ambienti.
Che si parli di pubblicità, vendita di un prodotto o qualsiasi altro servizio, l’interrogativo è quanto questo bisogno di “armonizzazione” la comunicazione cross-mediale, è raccolto da chi progetta servizi?
Quanti sanno di averne bisogno?
Noi opertatori del settore ,abbiamo la capactà di farne avvertire la necessità critica alla committenza?
Tra poco per cercare su Google, basterà usare la voce.
Questo è quanto emerso dalle dichiarazioni dei vertici aziendali durante il Web 2.0 Expo di San Francisco.
Pare che la strategia aziendale di BigG, sia spostata verso il Mobile. In questo caso il vocal search, quindi la possibilità di ricercare su Google con la voce, diventa il “core business” delle future applicazioni di Google.
La svolta sarebbe arrivata grazie all’introduzione di Google Mobile per Android e iPhone che, per quanto ancora acerbo, ha permesso agli ingegneri di Google di rodare i meccanismi e di migliorare il servizio.
Sempre rimanendo in ambito mobile, pare4 si rilancino le aspettative di Google nei confronti dell’innovativo linguaggio HTML 5, destinato secondo molti a divenire parte cruciale delle architetture sviluppate dal colosso di Mountain View.