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iPad Apple: rivoluzione mancata?

iPad: tutti lo hanno atteso, tutti lo hanno visto, tutti lo aspettano a marzo. Per fare cosa?

Quello che secondo Jobs sarà un oggetto CULT nell’immediato futuro, parte integrante delle nostre vite, per qualcuno è di non immediata collocazione.

Quale la sua esigenza d’utilizzo? Di certo è un ibrido tra iPhone e Notebook Mac: non è possibile portarlo in giro come un telefono; come d’altra parte poco si presta a stare sulla scrivania come un netbook, magari durante una presentazione. I possibili scenari d’uso vanno più verso un uso domestico o magari in treno/aereo. Anche se va considerato l’aspetto ergonomico: ad esempio lo stress della cervicale.

A tale proposito ci sarebbe da interrogarsi sulle sorti del “Mac”: sarà la fine del Mac così come lo conosciamo ora?

Molti hanno criticato la mancanza di una webcam per teleconference, anche se l’aspetto più preoccupante a mio avviso è la mancata visione della “near field communication”: affiancare due oggetti ottenendone  ”uno solo”.

A Jobs va dato atto che la progettazione di devices con una interfaccia inclusa nel software, come già avvenuto per iPhone, può di fatto migliorare l’esperienza utente in generale, diminuendo l’impatto congnitivo, essendo scevra da tastiere, pulsanti, leve ed altro. Certamente meno ad adatta a contesti dove la scrittura prevale su altre operazioni.

Anche voi avete degli interrogativi?

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Facebook usability: utenti votati alla fedeltà

facebookPeoplesNon tutto ciò che funziona su Facebook, funziona anche fuori. Nonostante sia usato da milioni di utenti, molto della “experience” del celebre social network, non sarebbe pienamente “riciclabile” altrove.

Ciò sarebbe determinato dall’esistenza di condizioni al contorno che possono fortemente influenzare l’esperienza d’uso.

Facciamo l’esempio classico di un software desktop di video-scrittura. Qualora questo software fosse l’unico disponibile, senza possibilità di scelta, l’utente sarebbe “votato alla fedeltà”. L’esperienza d’uso che ne deriverebbe, risentirebbe fortemente di questo vincolo.

Magari col tempo potrebbe divenire familiare.  Addirittura la si potrebbe ritenere migliore anche confrontandola con artefatti più usabili, a causa della “fedeltà”alla quale si è “votati”.

Sarebbe un grave errore ritenere Continue reading

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Social Network Usability: Emotional design (Oblique design) vs. Usabilità convenzionale

L’Usabilità dei Social Network non si può risolvere solo con un approccio accademico. E’ necessario considerare la disseminazione della Rete nella vita di tutti i giorni.

Questo è quanto si evince dall’esperienza maturata in questa prima era del Web collaborativo.

Sull’argomento si è composto da subito un fronte di due scuole di pensiero: la prima di estrazione nord-americana, tesa ad accogliere le esigenze del singolo utente; l’altra volta ad esaminare il fenomeno in modo trasversale Obliquo, considerando un “Design emotivo” (Emotional Design).

L’interazione tra Web e mondo reale, sembrerebbe dar ragione a questa seconda via. In tal caso alcuni degli strumenti “tradizionali” per disegnare l’usabilità di un prodotto, potrebbero non avere la loro piena efficacia.

Anche se personalmente non condivido in toto la critica mossa da J. Nielsen riguardo i Social Network, tuttavia rimane l’efficacia dei metodi da lui indicati per molti aspetti dei Social Network. Non bisogna quindi commettere l’errore di “buttar via il bambino con l’acqua sprca”.

Quindi?

Nonostante l’usabilità classica possa offrire un forte contributo anche nell’ambito dei Social Network è opportuno Continue reading

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HTML 5: cambia il mercato e la Rete?

HTML 5, di cui il World Wide Web Consortium (W3C) ha appena rilasciato una bozza, ha il compito di assimilare le nuove tendenze del Web, accogliendo i numerosi e importanti cambiamenti che del Web 2.0.

Uno degli obiettivi di questo nuovo standard è Continue reading

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Cross-media e Architettura dell’Informazione: un matrimonio necessario

“La convergenza e le nuove forme di narrazione digitale richiedono un ripensamento del design in chiave ecologica.”

cross_media

Questa la premessa di un interessante matrimonio: quello tra l’architettura dell’informazione e l’informaizone cross-mediale.

Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei.Oggi molte azioni quotidiane per essere svolte, richiedono un passaggio continuo non solo da un medium all’altro ma anche dal contesto fisico a quello digitale e viceversa.

Non sempre i vari “pezzi” sono progettati in modo da rendere omogeneo questo passaggio. Ogni medium ha le sue proprie regole, in assenza di una visione d’insieme, si rischia una frattura nel passaggio dall’uno all’altro.

Chi può aiutarci?

L’Architettura dell’Informazione , grazie alla  sua genesi ibrida e pluridisciplinare ha una vocazione spiccatamente cross-mediale.

Questo scenario comporta due evoluzioni fondamentali già in atto:

  1. l’architettura dell’informazione non riguarda più solo le tassonomie e il web, ma abbraccia l’intera varietà di spazi informativi condivisi (luoghi, servizi, processi);
  2. l’architettura dell’informazione funge da connettore fra contesti e
    media differenti
    , assicurando una continuità logico-esperienziale a
    beni o servizi situati sempre più a cavallo fra mondo fisico e
    mondo digitale.

Alla multicanalità subentra oggi la cross-medialità (e la complessità):

  • nel primo caso (multicanalità) un intero bene o servizio è veicolato contemporaneamente su più dispositivi differenti, alternativi fra loro (ad es. io posso accedere ai servizi bancari tramite lo sportello fisico, tramite il telefono o attraverso il web; il servizio resta
    tuttavia lo stesso);
  • nel secondo caso (cross-medialità) porzioni differenti di un medesimo bene o servizio sono sparpagliate fra più dispositivi e ambienti: in tal caso per usufruire di quel bene o servizio sono obbligato ad attraversare più domini complementari ma non alternativi fra loro.

Le architetture cross-mediali sono insomma una sorta di gioco dell’oca a più dimensioni le cui caselle sono disseminate in ambienti eterogenei: per raggiungere un obiettivo dobbiamo obbligatoriamente attraversare un ampio range di questi ambienti.

Che si parli di pubblicità, vendita di un prodotto o qualsiasi altro servizio, l’interrogativo è quanto questo bisogno di “armonizzazione” la comunicazione cross-mediale, è raccolto da chi progetta servizi?

Quanti sanno di averne bisogno?

Noi opertatori del settore ,abbiamo la capactà di farne avvertire la necessità critica alla committenza?

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Voice search: tu chiami e Google risponde!

Tra poco per cercare su Google, basterà usare la voce.

Questo è quanto emerso dalle dichiarazioni dei vertici aziendali durante il Web 2.0 Expo di San Francisco.

Pare che la strategia aziendale di BigG, sia spostata verso il Mobile. In questo caso il vocal search, quindi la possibilità di ricercare su Google con la voce, diventa il “core business” delle future applicazioni di Google.

La svolta sarebbe arrivata grazie all’introduzione di Google Mobile per Android e iPhone che, per quanto ancora acerbo, ha permesso agli ingegneri di Google di rodare i meccanismi e di migliorare il servizio.

Sempre rimanendo in ambito mobile, pare4 si rilancino le aspettative di Google nei confronti dell’innovativo linguaggio HTML 5, destinato secondo molti a divenire parte cruciale delle architetture sviluppate dal colosso di Mountain View.

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Medical web appliance: funzionerebbe anche tra i medici?

Un “portale” web attraverso il quale realizzare la collaboraizone profesisonale tra medici.

Non è nuovo il concetto di web appliance, ovvero una suite di strumenti residenti sulla Rete, che permettono di collaborare tra profesisonisti, scambiarsi documenti ed informazioni.

Dopo Google, anche Adobe ha  scommesso su questo approccio, registrando un boom di utenza totalizzando 5 milioni di registrazioni, con 100mila nuovi utenti ogni settimana.

Questultimo esempio mette a disposizione per un canone annuo: un word preocessor; uno strumento di condivisione chermo,  chat e video; condivisione di files, fino alla possibilità di fare riunioni virtuali fino a 20 partecipanti.

Quale il segreto di tanto successo?

Qualcuno che dice che grazie alla recessione, si tende a viaggiare meno, puntando sulal condivisione remota del lavoro.

E se tutto questo accadesse in ambito medico?

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Google Wave: il nuovo web collaborativo o solo provocazione?

Un’onda? Una Provocazione?

Ad oggi sembra un tornado Google Wave, il nuovo tool sviluppato da BigG (Google).

Di cosa si tratta? Stesso Google lo definisce “Un nuovo strumento per comunicare e collaborare sul web“. Una piattaforma web based accessibile dal browser che promette di unire sotto un unico tetto i vari servizi, permettendo di scambiare email, link, mappe, documenti e di creare gruppi di discussione. “In Google Wave puoi creare un wave ed aggiungere i tuoi contatti, permettendo loro di replicare, modificare, aggiungere testo, foto, gadget o addirittura feed da altre fonti esterne” si legge sul blog ufficiale di Continue reading

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