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User Experience: pensieri a ruota libera #1

Cosa è la User Experience?

La classica domanda che (forse fortunatamente) continuano a fare a tutti gli addetti ai lavori… Credo che sia qualcosa che abbia molto a che fare con la civiltà, con il rispetto delle persone e la loro considerazione, tenendo conto dei contesti, i bisogni e tanti altri fattori.

Che vantaggi porta?

Qualcuno può ancora permettersi di progettare qualcosa senza tener conto del contesto, degli utenti, dei bisogni? Quanto sarebbe competitivo?

Si ma, il marketing, la comunicazione, il brand… dove li mettiamo? Vengono prima…

Beh, tutte queste cose si sposano a pieno con gli utenti finali, con le loro passioni, con i servizi di cui hanno bisogno. A volte capita ancora che il marketing (i marketing manager o i brand manager) tende ad allontanarsi sia dalle persone che dai servizi correlati, che indirettamente contribuiscono non poco al disegno di una esperienza d’uso soddisfacente.

Certo, ma… Vuoi che gli utenti ne capiscano più di me? Davvero dobbiamo dare tanto peso a quello che ci dicono? Data la mia esperienza sarò certamente capace di dare loro quello che vogliono… li conosco troppo bene…

A questo non so cosa rispondere :-) Anche se a volte le favole ci aiutano… come quella dei pesci e del prosciutto…

dialogo con il cliente: …Quando lei va a pesca si posiziona lungo la riva del lago, prepara le canne,  e mette l’esca sull’amo. Getta la lenza e poi aspetta magari mangiando un bel panino col prosciutto. A lei il prosciutto piace molto ma sull’amo ha messo il verme, come mai?”. Il cliente ovviamente rispose “perché ai pesci piacciono i vermi non il prosciutto”.

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iPad Apple: rivoluzione mancata?

iPad: tutti lo hanno atteso, tutti lo hanno visto, tutti lo aspettano a marzo. Per fare cosa?

Quello che secondo Jobs sarà un oggetto CULT nell’immediato futuro, parte integrante delle nostre vite, per qualcuno è di non immediata collocazione.

Quale la sua esigenza d’utilizzo? Di certo è un ibrido tra iPhone e Notebook Mac: non è possibile portarlo in giro come un telefono; come d’altra parte poco si presta a stare sulla scrivania come un netbook, magari durante una presentazione. I possibili scenari d’uso vanno più verso un uso domestico o magari in treno/aereo. Anche se va considerato l’aspetto ergonomico: ad esempio lo stress della cervicale.

A tale proposito ci sarebbe da interrogarsi sulle sorti del “Mac”: sarà la fine del Mac così come lo conosciamo ora?

Molti hanno criticato la mancanza di una webcam per teleconference, anche se l’aspetto più preoccupante a mio avviso è la mancata visione della “near field communication”: affiancare due oggetti ottenendone  ”uno solo”.

A Jobs va dato atto che la progettazione di devices con una interfaccia inclusa nel software, come già avvenuto per iPhone, può di fatto migliorare l’esperienza utente in generale, diminuendo l’impatto congnitivo, essendo scevra da tastiere, pulsanti, leve ed altro. Certamente meno ad adatta a contesti dove la scrittura prevale su altre operazioni.

Anche voi avete degli interrogativi?

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Facebook usability: utenti votati alla fedeltà

facebookPeoplesNon tutto ciò che funziona su Facebook, funziona anche fuori. Nonostante sia usato da milioni di utenti, molto della “experience” del celebre social network, non sarebbe pienamente “riciclabile” altrove.

Ciò sarebbe determinato dall’esistenza di condizioni al contorno che possono fortemente influenzare l’esperienza d’uso.

Facciamo l’esempio classico di un software desktop di video-scrittura. Qualora questo software fosse l’unico disponibile, senza possibilità di scelta, l’utente sarebbe “votato alla fedeltà”. L’esperienza d’uso che ne deriverebbe, risentirebbe fortemente di questo vincolo.

Magari col tempo potrebbe divenire familiare.  Addirittura la si potrebbe ritenere migliore anche confrontandola con artefatti più usabili, a causa della “fedeltà”alla quale si è “votati”.

Sarebbe un grave errore ritenere Continue reading

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Social Network Usability: Emotional design (Oblique design) vs. Usabilità convenzionale

L’Usabilità dei Social Network non si può risolvere solo con un approccio accademico. E’ necessario considerare la disseminazione della Rete nella vita di tutti i giorni.

Questo è quanto si evince dall’esperienza maturata in questa prima era del Web collaborativo.

Sull’argomento si è composto da subito un fronte di due scuole di pensiero: la prima di estrazione nord-americana, tesa ad accogliere le esigenze del singolo utente; l’altra volta ad esaminare il fenomeno in modo trasversale Obliquo, considerando un “Design emotivo” (Emotional Design).

L’interazione tra Web e mondo reale, sembrerebbe dar ragione a questa seconda via. In tal caso alcuni degli strumenti “tradizionali” per disegnare l’usabilità di un prodotto, potrebbero non avere la loro piena efficacia.

Anche se personalmente non condivido in toto la critica mossa da J. Nielsen riguardo i Social Network, tuttavia rimane l’efficacia dei metodi da lui indicati per molti aspetti dei Social Network. Non bisogna quindi commettere l’errore di “buttar via il bambino con l’acqua sprca”.

Quindi?

Nonostante l’usabilità classica possa offrire un forte contributo anche nell’ambito dei Social Network è opportuno Continue reading

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Cross-media e Architettura dell’Informazione: un matrimonio necessario

“La convergenza e le nuove forme di narrazione digitale richiedono un ripensamento del design in chiave ecologica.”

cross_media

Questa la premessa di un interessante matrimonio: quello tra l’architettura dell’informazione e l’informaizone cross-mediale.

Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei.Oggi molte azioni quotidiane per essere svolte, richiedono un passaggio continuo non solo da un medium all’altro ma anche dal contesto fisico a quello digitale e viceversa.

Non sempre i vari “pezzi” sono progettati in modo da rendere omogeneo questo passaggio. Ogni medium ha le sue proprie regole, in assenza di una visione d’insieme, si rischia una frattura nel passaggio dall’uno all’altro.

Chi può aiutarci?

L’Architettura dell’Informazione , grazie alla  sua genesi ibrida e pluridisciplinare ha una vocazione spiccatamente cross-mediale.

Questo scenario comporta due evoluzioni fondamentali già in atto:

  1. l’architettura dell’informazione non riguarda più solo le tassonomie e il web, ma abbraccia l’intera varietà di spazi informativi condivisi (luoghi, servizi, processi);
  2. l’architettura dell’informazione funge da connettore fra contesti e
    media differenti
    , assicurando una continuità logico-esperienziale a
    beni o servizi situati sempre più a cavallo fra mondo fisico e
    mondo digitale.

Alla multicanalità subentra oggi la cross-medialità (e la complessità):

  • nel primo caso (multicanalità) un intero bene o servizio è veicolato contemporaneamente su più dispositivi differenti, alternativi fra loro (ad es. io posso accedere ai servizi bancari tramite lo sportello fisico, tramite il telefono o attraverso il web; il servizio resta
    tuttavia lo stesso);
  • nel secondo caso (cross-medialità) porzioni differenti di un medesimo bene o servizio sono sparpagliate fra più dispositivi e ambienti: in tal caso per usufruire di quel bene o servizio sono obbligato ad attraversare più domini complementari ma non alternativi fra loro.

Le architetture cross-mediali sono insomma una sorta di gioco dell’oca a più dimensioni le cui caselle sono disseminate in ambienti eterogenei: per raggiungere un obiettivo dobbiamo obbligatoriamente attraversare un ampio range di questi ambienti.

Che si parli di pubblicità, vendita di un prodotto o qualsiasi altro servizio, l’interrogativo è quanto questo bisogno di “armonizzazione” la comunicazione cross-mediale, è raccolto da chi progetta servizi?

Quanti sanno di averne bisogno?

Noi opertatori del settore ,abbiamo la capactà di farne avvertire la necessità critica alla committenza?

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Twitter: il “prossimo” social media?

Twitter è un sistema di messaggistica non certo nuovo, ma ha tutti i connotati per diventare una nuova moda/mania.

Pare stia esplodendo la “twittermania“. In declino Facebook, oramay “vecchio” strumento del panorama social, si rivaluta la semplicità di Twitter.

Sarà moda, sarà la semplicità di funzionamento (paradigma prossimo all’uso del cellulare), ma negli USA ha già spopolato e Continue reading

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Dopo Facebook c’è Justin: il boom del lifecasting ultima frontiera della Rete

Un videopaloscenico interattivo, dove si intrecciano storie di vita, sotto forma di un canale televisivo, in Rete in diretta, con la possibilità da parte degli utenti di generare converazioni e commenti.

Webcam attive h24 per un “live show” interattivo. Si parla di Justin.tv.

Fondata nel 2006 è oggi la più importante piattaforma di “LifeCasting“, ovvero la trasmissione continua ed in tempo reale di eventi personali tramite tecnologie digitali.

Qualche numero:

  • 428mila canali
  • 41 milioni di visitatori attivi  al mese

Ognuno può commentare innescare discussioni. Nascono cosi miriadi di “tribù della stanza”, costruite attorno alla condivisioni di immagini, situazioni. Continue reading

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L’umano emoziona, il computer meno

Uno studio condotto dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences (MPIPF) ha constatato differenze rilevanti nella percezione della musica eseguita elettronicamente e la stessa musica suonata da un professionista umano. (articolo)

Il cervello è capace di cogliere l’espressione, il feeling tra gli strumentisti, quindi il fattore umano. In altri termini il cervello reagisce con stimoli più forti e pasisonali, quando percepisce il fattore umano

Davvero rassicurante avere conferma che Continue reading

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