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La mente comanda il Computer risponde

Stamane ho letto una notiza alquanto “rivoluzionaria”.

Pare sia possibile muovere oggetti col pensiero! Ma non parliamo di maghi questa volta, bensì di onde cerebrali, di algoritmi, dell’azienda Emotive System e di un casco che è stato messo a punto negli USA (costa 300 dollari).

Questo “casco”, una volta indossato, è capace di analizzare le attività elettriche del cervello, quindi tradurle in azioni. Naturalmente siamo ad una fase embrionale, quindi sono possibili solo “movimenti” semplici.

Tutto ciò lascia pensare ad un futuro prossimo nel quale sarà possibile muovere oggetti sullo schermo di un computer col pensiero.

A parte il clamore della notizia, tutto questo potrebbe avere un impatto significativo sull’interazione “uomo-macchina”, quindi sull’ergonomia del software. Sarrano di certo nuove frontiere per l’usabilità e l’accessibilità.

Il mio auspicio è che tutto ciò sia usato per risolvere disabilità psico-motorie che di fatto non permettono un facile approccio al computer ed altri dispositivi.

Tuttavia non è improbabile che diventerà “cool”, “freshh”, “up-to-date”, magari usarlo anche per normodotati! Questa ipotesi la trovo personalmente più inquietante!

Fa sorridere se a “spostare oggetti col pensiero” (o meglio a tentare di farlo) era Massimo Troisi, nel suo film “Ricomincio da tre“, nel quale tentava di spostare un secchio con la sola forza del pensiero, per il solo fatto di compiere una azione straordinaria, quindi avere l’attenzione dei media e di conseguenza introiti in danaro. Suscita meno ilarità il pensiero che a farlo sono persone normodotate, senza difficoltà d’uso delle mani, che indossano un caschetto per liberarsi le mani… A cosa serviranno le mani?

Web 2.0: buono, cattivo, o…

Quando ci si trova davanti ad una novità, ci sono spesso posizioni prevenute: c’è chi è assolutamene contrario a prescindere, chi è assolutamente favorevole a prescindere, chi vuol capire e chi non vuol capie. Questo è nomale quando accade tra gli utenti della Rete; diventa grave quando ciò accade a responsabili del settore IT, ma andiamo avanti…

L’aspetto che voglio sottolineare non riguarda nesun tecnicismo, bensì la valenza di un nuovo modo di comunicare.

Già anni fa l’ipertesto ha cambiato il paradigma classico di scrittura, guardando attraverso il testo, in modo non sequenziale, facendo scegliere al fruitore il percorso che meglio si adatta alle sue esigenze. Massima libertà di lettura di un testo! Oggi col “Web 2.0″, questa metafora di fruizione è rimasta, ma si è aggiunta la “massima libertà di contenuti” in un testo.

Ci ritroviamo ad avere grande libertà nell’interpretare la chiave di lettura di un testo, ma anche nella creazione del testo stesso setsso! Se prima si aveva una molteplicità di percorsi che davano accesso ad informazioni controllate da una fonte, oggi abbiamo una molteplicità di accessi ad informazioni provenienti da più fonti liberamente.

A parte ogni considerazione tecnica sull’usabilità e sull’accessibilità di questo nuovo “mondo”, nascono spontanei alcuni interrogativi.

  • Tanta “libertà” fa bene o male alla qualità dell’informazione?
  • Davvero tutto diventa più facile da trovare?
  • Davvero è tutto cosi’ “libero”?

Interrogativi ai quali oggi (forse anche domani) non è possibile dare risposte assolute.

Anche il manager meno preparato (escluso quello della Telecom… :-)) sposta il budget di pubblicità sul “search advertising” (pubblicità sui motori di ricerca). Sempre più aziende scoprono quanto sia vantaggioso questo canale. Chiunque cerchi qualcosa parte dai motori di ricerca. Sono quindi i luoghi più frequenteti dove si ha la massima visibilità. Col passare degli anni, la domanda aumenterà ma i “cartelloni visuali” rimarranno gli stessi. Risultato? Un aumento dei prezzi!

Cosa fare arrivati a questo punto?

Pare strano ma l’ulteriore crescita del prezzo delle parole chiave dipenderà dal miglioramento dell’usabilità nei siti che pagano le inserzioni.

Chiariamo il tutto con un esempio:

Una azienda che ha un profitto medio di 2,00 euro per ogni cliente nuovo, si troverebbe a poter offrire al massio 1,99 euro per un click, con un profitto di 0.01 euro per ogni nuovo cliente. Tutto chiaro fino ad ora?

Facciamo l’ipotesi che l’azienda abbia lavorato sull’usabilità dei suoi servizi esposti in Rete, in modo da raddoppiare il tasso di conversione visitatore/cliente (risulato tipico che si raggiunge con una buona consulenza). In questo modo l’azienda avrà profitti di 4,00 euro per ogni nuovo visitatore! Il raddoppio di profitto comporta che si avrò più budget (fino a 3,99 euro) da spendere per il search-adverstising!

Migliorare l’Usabilità del proprio sito significa raddoppiare l’offerta che l’azienda può fare ad un motore di ricerca per la sua pubblicità.

Ma la politica è Usabile?

C’è stato un gran parlare sulla “usabilità” delle schede elettorali che saranno usate nelle prossime elezioni. Molti sostengono che sia difficile “usarle”, che sia facile sbagliare. E’ lodevole vedere come i politici si preoccupano di fornire massima usabilità ed accessibilità ad uno strumento che verrà usato dal cittadino per donare loro consensi. Lodevole vedere come ci si impegna a rendere questo strumento su misura dell’utente, quindi privo di qualsiasi ambiguità.

Ma… una domanda nasce spontanea.

Come mai non si inizia a rendere la Politica stessa più “usabile” dal cittadino? Magari togliendo ogni ambiguità, rendendola di facile “utilizzo” e senza alcuna discriminazione di accesso?

Stop alla musica Gratis in Rete?

Questa notte, mentre rientravo a casa, ascoltando la radio ho appreso una notiza che mi ha lasciato interdetto…

C’era una intervista con un manager incaricato di studiare le evoluzioni della banda larga nel Regno Unito. Pare che ci sia una compagnia disposta a fare guerra alla pirateria informtica, in materia scambio di musica piratata. Fin qui nulla di male, ma…

Una delle iniziative proposte da un provider era volta ad individuare le persone che scaricassero musica, quindi ammonirle. In seguito si sarebbe provveduto alla consegna degli IP degli “ammoniti” a chi di dovere. Nel caso l’infrazione si fosse ripetuta, si paventava una inibizione dal collegamento alla rete dell’IP sorpreso a scaricare musica illegalmente.

In altri termini: si scarica musica da un peer-to-peer; si viene ammoniti e il tuo IP va schedato; se non bastasse tutto ciò, viene inibito il collegamento alla Rete.

Pensate che davvero questo sia il modo giusto per combattere la pirateria?

Quando si parla di ottimizzare pagine Web per i motori di ricerca, spesso ci si imbatte in strategie discutubili o peggio dannose. Come ho già avuto modo di scrivere in un post chi richiede un servizio di ottimizzazione non sa mai se deve o meno fidarsi di chi ha di fronte. Appunto per questo la SEO (Search Engine Optimization) gode di una non buona reputazione, a causa del proliferare di peratori senza scrupoli.

Il primo sintomo di struffa è quando qualcuno promette miracoli a breve termine: rassegnatevi non esistono! Esiste una strategia programmatica che coinvolge il linguaggio, l’architettura e la “repatuazione” di un sito Web. Se poi avete tanta fretta c’è il “search-advertising”, ovvero fare pubblicità sui motori di ricerca ma ha un costo e non è un buon sostituto di un sito ben disegnato!

Tornando alla SEO, per non arrecare danni al sito Web che si vuole ottimizzare, bisogna stare alla larga da tecniche quali:

  • Cloaking: far rispondere con pagine”ad-hoc” l’interrogazione del sito da parte dei motori di ricerca, al fine di farla “meglio” classificare;
  • Key-stuffing: riempire la pagina di parole chiave strategiche;
  • Link-Farm: usare un circuito di siti “credibili” costruiti “ad-hoc” per puntare e rendere “credibili” altri siti;
  • Cambio di destinazione d’uso del dominio: sfruttare l apopolarità di un dominio già afferato cambiandone la destinazione.

A dire il vero ce ne sarebbeo tante altre ma quste quelle usate più di frequente, per gettare fumo negli occhi e poi arrecari danni di grande entità.

Un esempio del danno che può casare l’affidarsi a qualche scoscienziato che usa queste tecniche è dato dal caso BMW del 2006 . In queto episodio el SEO “Santone” di turno aveva usato il cloacking, quindi aveva preparato pagine sviluppate appositamente per darle in pasto solo ad i motori di ricerca. Accortosi di ciò Google ha radiato dai propri incidi il sito web della prestigiosa casa automobilistica!

Oggi quello che conta è la qualità di un sito. Qualità data all’architettura, dlle informazioni contenute e dalla loro composizione. Sempre più spesso ci si avvale di esperti che disegnano il sito affinché corrisponda a canoni di qualità dettai dagli standard Web, che valorizzano la semantica dell’informazione e favoriscono la semplice catalogazione da parte dei motori di ricerca. Non sempre paga il “fai da te” quando si tratta di progettare strutture complesse che devono competere sul Web. Ad ogni modo è bene anch ein quel caso non accettare consigli sbagliati!

Dalla nascita del fenomeno Internet, si è passati da una fase “pop” nella quale l’utente andava stupito, ad una fase più evoluta, dove l’utente va servito.

Ci basta riportare alla mente alcuni siti web di quell’epoca, per evidenziare quanto fosse minima l’attenzione alla qualità del servizio (usabilità, accessibilità, etc.), e fosse tutto concentrato nella capacità di stupire e di presentare i contenuti.
Oggi le persone che navigano in Rete hanno un grado di esperienza maggiore, sono abituate ad usare Internet per fruire dei servizi più disparati: acquisto di tecnologia, aste on-line, acquisto di biglietti, e molto altro.

Tutto ciò ha portato l’utenza a preferire servizi di facile utilizzo, a discapito dell’aspetto di presentazione dell’informazione (solitamente l’ideale è un buon compromesso tra contenuti e buona rappresentazione). Se prima era “pop” l’uso di Flash, piuttosto che di animazioni, “effetti speciali e colori ultravivaci” (come recitava una pubblicità…), oggi è “pop”, quindi stupisce, la facilità d’uso e la completezza del servizio offerto. Da qui l’esigenza delle aziende di esporre in Rete servizi sempre più facili da usare ed accessibili da qualsiasi piattaforma (anche mobile), anche da persone diversamente abili.

Quindi un inno ai contenuti ed alla loro semplice rappresentazione, a discapito di forme, layout e creatività? Non necessariamente. Non è il caso risollevare il vespaio di qualche tempo fa, nato sulle colonne di illustri Blog, circa il conlflitto (presunto) tra Usabilità e Creatività. Creare prodotti facili da usare è possibile anche scegliendo dei compromessi con el esigenze creative di marketing. Di solito accade che si giunge a buoni compromessi, abbandonando logiche di separazione (ragioni dei designer vs. ragioni degli usabilisti) per approcciare a logiche di aggregazione (assieme si trovano soluzioni usabili e belle).

Tutto chiaro? Magari!
Lo scoglio più duro è spesso quello di far capire alle aziende questo discorso. E’ ricorrente trovare persone che vedono nella propria presenza on-line una sorta di “vestito su misura” che deve calzare loro a pennello. Intendiamoci, non è del tutto sbagliato, poiché in qualche modo è giusto che il servizio, attraverso vari aspetti, rappresenti l’azienda ed il suo spirito. Tuttavia è auspicabile che il “vesito” sia fatto su misura di chi deve “realmente indossarlo”: vale a dire gli utenti.
Eppure è così semplice: gli utenti, usando un servizio on-line portano guadagno all’azienda che lo espone. Naturale che debba esser fatto su misura di chi lo usa! Sarebbe curioso vedere cosa accadrebbe se qualcuno scegliesse la macchina al posto nostro o la destinazione della nostra vacanza, e così via. Difficile pensare che in questo modo si riesca a soddisfare al meglio la nostra richiesta di servizio!

Ad ogni modo spesso sono i dati sul ROI dell’usabilità, l’importanza dell’accessibilità e gli standard qualititivi, a convinvcere anche i più ostinati. Qualora neppure questo funzionasse, restano i test con utenti, che dimostrano quanto sia distante il modello di funzionamento che un utente ha di una applicazione, da quello del progettista, piuttosto che del dirigente. Quindi chi progetta o idea un servizio in rete “pensa” che funzioni in un certo modo, che l’utente faccia “certi” passi per compiere “certe” azioni. Spesso questo modello non è molto vicino all’idea che gli utenti si fanno del servizio.L’usabilità non fa altro che rendere minimo il gap che c’è tra questi due modelli di funzionamento.Come? Attraverso numerosi strumenti, immersi in un processo di sviluppo Centrato sull’Utente.

Ma tutto questo quanto costa? Se ben fatto molto meno dei guadagni che frutta. Inoltre se si considera che sul Web la concorrenza è a distanza di un solo click, si capisce quanto sia importante che un utente che arriva su un sito per usarne i servizi, ci riesca con successo e non abbandoni; anche perché da studi recenti pare che ci sia solo il 16% di probabilità che poi l’utente torni a visitare il sito abbandonato.

Da domani tutti usabili-sti?

Questo argomento è solito creare dibattiti infiammati e sollevare vespai quando ci si trova a cena tra colleghi o quando ci si confronta tra esperti per lavoro.Cosa si intenda per “ottimizzare un sito web per i motori di ricerca”?
Per alcuni significa fare dell’ottimo Web-Marketing, cercando di creare sinergie e scambio link (le cosiddette “campagne di Referral”); per altri significa ottimizzare aspetti del sito Web affinché si giunga ad un prodotto che sia il più possibile “amico” dei motori di ricerca.
Io propenderei decisamente per la seconda definizione di SEO (Search Engine Optimization), senza escludere la prima che attribuisco maggiormante ad una azione di Web-Marketing.
Ad ogni modo ottimizzare per i motori di ricerca, a mio avviso significa rendere ottimo un prodotto per i motori di ricerca in modo che possa essere veicolato al meglio attraverso campagne di Web-Marketing.

Avete mai incontrato un “Santone”?
Sempre più spesso mi capita di imbattermi in “Santoni” del Web che hanno la formula segreta, che l’amico ha fornito loro, attraverso un cugino di un amico che lavora negli “states” per Google… e qui mi viene in mente una simpatica canzone di “Elio e le storie tese” che si intitola “mio cugino” (…). La cosa più triste è che spesso vengono creduti, complice la scarsa informazione sull’argomento e la cattiva abitudine di non chiedere una documentazione a suffragio delle idee esposte. Nella mia esperienza ho dovuto più volte lottare con qualche santone o peggio con la diffidenza da questi generata. Risultato? Tanti investimenti in qualità che non corrispondono al risultato atteso e conseguente diffidenza ad intraprendere azioni che possano porvi riparo.

Che strumenti ha un consulente SEO che non vuole essere un santone?
Sembrerebbe disarmata una persona che offre la concretezza, non promettendo miracoli e soprattutto parlando solo di cose di cui può fornire diretto riscontro. Invece no!
Ci sono molti strumenti che possono rinverdire la terra bruciata dal passaggio di un santone. Ci sono strumenti che anche il cliente può usare per misurare e verificare il lavoro svolto. Ci sono strumenti che hanno organizzazioni serie e universalmente riconosciute alle spalle, che ne certificano l’efficacia. CI sono organizzazioni che suggeriscono precise linee guida per dare qualità ed “appeal” ai servizi sul Web. La cosa rivoluzionaria è che tutti possono avere accesso a queste informazioni, tutti possono controllare la bontà delle azioni suggerite da un consulente SEO, tutti possono avere fiducia di un SEO.

Si, ma… come si ottimizza un sito Web?
A mio avviso ci sono tre aspetti fondamentali da ottimizzare per ottenere un prodotto da veicolare al meglio attraverso campagne di Web-Marketing.
Il primo aspetto riguarda la progettazione delle pagine, l’uso corretto del codice HTML (XHTML preferibile poiché più prossimo al linguaggio XML), il rispetto della semantica dell’informazione. In altri termini è fondamentale che tutto quello che vediamo in una pagina sia scritto in modo coerente (attraverso il codice HTML) facendo un sapiente uso dei vari TAG che il linguaggio mette a disposizione.
Il secondo aspetto riguarda la cura dei contenuti. Come scrivere per il Web lo spiegano in modo egregio molte autorevoli pubblicazioni; come adattare questi contenuti alle pagine affinché siano ottimizzati per i motori di ricerca è qualcosa di più raffinato.
Il terzo aspetto riguarda lo studio delle parole chiave e la loro ottimizzazione. Una corretta individuazione delle parole che meglio rappresentano una pagina, aiuta a classificare al meglio le informazioni in essa contenute.

Tutto chiaro? Qualcuno penserà che sono un santone anche io :)