Non tutto ciò che funziona su Facebook, funziona anche fuori. Nonostante sia usato da milioni di utenti, molto della “experience” del celebre social network, non sarebbe pienamente “riciclabile” altrove.
Ciò sarebbe determinato dall’esistenza di condizioni al contorno che possono fortemente influenzare l’esperienza d’uso.
Facciamo l’esempio classico di un software desktop di video-scrittura. Qualora questo software fosse l’unico disponibile, senza possibilità di scelta, l’utente sarebbe “votato alla fedeltà”. L’esperienza d’uso che ne deriverebbe, risentirebbe fortemente di questo vincolo.
Magari col tempo potrebbe divenire familiare. Addirittura la si potrebbe ritenere migliore anche confrontandola con artefatti più usabili, a causa della “fedeltà”alla quale si è “votati”.
Sarebbe un grave errore ritenere una user-experience efficace quella maturata nelle condizioni sopra descritte. In particolare se la si ritenesse replicabile in altri scenari con i medesimi risultati. In questo modo verrebbero trascurate tutte quelle condizioni al contorno che influiscono in maniera determinante sull’esperienza d’uso di un artefatto.
Tutto ciò vale anche per Facebook .
Il periodo storico in cui è maturato il successo del servizio, la eco mediatica, lo status che ha rappresentato, ed altre ragioni sociali/emotive che varrebbe la pena approfondire in un altro post, hanno determinato condizioni per cui Facebook doveva esserci nella vita delle persone, quindi bisognava usarlo per essere in contatto.
E’ plausibile supporre che i “vincoli” sopra descritti possono essere ritenuti abbastanza stringenti da “votare alla fedeltà” molti utenti del celebre social network.
Da qui è semplice capire come molte cose che “funzionano” su facebook, potrebbero non funzionare con la medesima efficacia se estrapolate dal contesto, ritenendole indiscutibili asset di successo dalla user experience.
Quindi la famosa frase “la usano milioni di persone su Facebook, quindi funziona” potrebbe non essere così scontata.
L’Usabilità dei Social Network non si può risolvere solo con un approccio accademico. E’ necessario considerare la disseminazione della Rete nella vita di tutti i giorni.
Questo è quanto si evince dall’esperienza maturata in questa prima era del Web collaborativo.
Sull’argomento si è composto da subito un fronte di due scuole di pensiero: la prima di estrazione nord-americana, tesa ad accogliere le esigenze del singolo utente; l’altra volta ad esaminare il fenomeno in modo trasversale Obliquo, considerando un “Design emotivo“.
L’interazione tra Web e mondo reale, sembrerebbe dar ragione a questa seconda via. In tal caso alcuni degli strumenti “tradizionali” per disegnare l’usabilità di un prodotto, potrebbero non avere la loro piena efficacia.
Anche se personalmente non condivido in toto la critica mossa da J. Nielsen riguardo i Social Network, tuttavia rimane l’efficacia dei metodi da lui indicati per molti aspetti dei Social Network. Non bisogna quindi commettere l’errore di “buttar via il bambino con l’acqua sprca”.
Parola d’ordine? Social Usability. Pirkka Hartikainen, dell’Università di Helsinki propone un metodo, basato su alcune ricerche.
Come vedete la partita è tuttaltro che chiusa.
Il modello di usabilità sociale sviluppato da Giacoma e Casali.
A mio avviso il modello di “usabilità sociale” non è in pieno contrasto con il modello UCD classico. In patica introduce quattro elementi nell’analisi e nella valutazione, che danno il polso dell’uso social del mezzo.
In pratica si crea un delta dal precedente modello che fa perno non sulla metodologi ain seso stretto del UCD, bensì sugli elementi del processo di design da utilizzare nella progettazione centrata sull’utente come “Individuo Sociale“.
HTML 5, di cui il World Wide Web Consortium (W3C) ha appena rilasciato una bozza, ha il compito di assimilare le nuove tendenze del Web, accogliendo i numerosi e importanti cambiamenti che del Web 2.0.
Uno degli obiettivi di questo nuovo standard è liberare la Rete da tecnologie proprietarie come appunto Flash o Silverlight.
HTML 5 promette, peraltro, di semplificare significativamente la creazione di siti web capaci di supportare anche i dispositivi mobili, di accogliere funzionalità pensate per semplificare la rappresentazione degli elementi di pagina più comuni, come sezioni, articoli, piè di pagina, elementi di navigazione, didascalie e persino conversazioni in stile chat. L’elenco delle altre novità è riportato in questo documento.
Le nuove estensioni “multimediali” di HTML 5 colmano lacune a cui negli scorsi anni ha posto rimedio la tecnologia Flash di Adobe e, più di recente, quella Silverlight di Microsoft. Ovviamente un linguaggio di mark-up, seppure condito da un congruo numero di API, non può sostituirsi ad un’intera e complessa piattaforma come Flash: nei compiti più semplici, come il rendering di un’immagine dinamica o la gestione di un video embedded, il nuovo HTML saprà tuttavia cavarsela anche da solo: il vantaggio, in questi casi, è che lo standard di W3C è supportato nativamente da tutti i browser web, e non richiede alcun add-on proprietario.
Se il nuovo standard è ancora una sagoma all’orizzonte, alcune delle sue funzionalità chiave si trovano già implementate nei più diffusi browser sulla piazza: Opera, ad esempio, include già tutti gli attributi di HTML 5, mentre l’imminente Firefox 3 introdurrà, grazie al nuovo motore di rendering Gecko 1.9, il supporto allo storage locale, alle applicazioni offline, ai canvas HTML e ad altre funzionalità minori, alcune delle quali implementate solo in modo parziale. Su Wikipedia si trova una tabella che mostra quali parti di HTML 5 sono supportate dai quattro più diffusi motori di rendering: Trident di Internet Explorer, Gecko di Firefox, WebKit di Safari e Presto di Opera.
Cosa dire… Stiamo alla finestra ad aspettare il risultato della partita tra il nuovo standard ed i top Player del mercato.
“La convergenza e le nuove forme di narrazione digitale richiedono un ripensamento del design in chiave ecologica.”
Questa la premessa di un interessante matrimonio: quello tra l’architettura dell’informazione e l’informaizone cross-mediale.
Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei.Oggi molte azioni quotidiane per essere svolte, richiedono un passaggio continuo non solo da un medium all’altro ma anche dal contesto fisico a quello digitale e viceversa.
Non sempre i vari “pezzi” sono progettati in modo da rendere omogeneo questo passaggio. Ogni medium ha le sue proprie regole, in assenza di una visione d’insieme, si rischia una frattura nel passaggio dall’uno all’altro.
Chi può aiutarci?
L’Architettura dell’Informazione , grazie alla sua genesi ibrida e pluridisciplinare ha una vocazione spiccatamente cross-mediale.
Questo scenario comporta due evoluzioni fondamentali già in atto:
l’architettura dell’informazione non riguarda più solo le tassonomie e il web, ma abbraccia l’intera varietà di spazi informativi condivisi (luoghi, servizi, processi);
l’architettura dell’informazione funge da connettore fra contesti e
media differenti, assicurando una continuità logico-esperienziale a
beni o servizi situati sempre più a cavallo fra mondo fisico e
mondo digitale.
Alla multicanalità subentra oggi la cross-medialità (e la complessità):
nel primo caso (multicanalità) un intero bene o servizio è veicolato contemporaneamente su più dispositivi differenti, alternativi fra loro (ad es. io posso accedere ai servizi bancari tramite lo sportello fisico, tramite il telefono o attraverso il web; il servizio resta
tuttavia lo stesso);
nel secondo caso (cross-medialità) porzioni differenti di un medesimo bene o servizio sono sparpagliate fra più dispositivi e ambienti: in tal caso per usufruire di quel bene o servizio sono obbligato ad attraversare più domini complementari ma non alternativi fra loro.
Le architetture cross-mediali sono insomma una sorta di gioco dell’oca a più dimensioni le cui caselle sono disseminate in ambienti eterogenei: per raggiungere un obiettivo dobbiamo obbligatoriamente attraversare un ampio range di questi ambienti.
Che si parli di pubblicità, vendita di un prodotto o qualsiasi altro servizio, l’interrogativo è quanto questo bisogno di “armonizzazione” la comunicazione cross-mediale, è raccolto da chi progetta servizi?
Quanti sanno di averne bisogno?
Noi opertatori del settore ,abbiamo la capactà di farne avvertire la necessità critica alla committenza?
Tra poco per cercare su Google, basterà usare la voce.
Questo è quanto emerso dalle dichiarazioni dei vertici aziendali durante il Web 2.0 Expo di San Francisco.
Pare che la strategia aziendale di BigG, sia spostata verso il Mobile. In questo caso il vocal search, quindi la possibilità di ricercare su Google con la voce, diventa il “core business” delle future applicazioni di Google.
La svolta sarebbe arrivata grazie all’introduzione di Google Mobile per Android e iPhone che, per quanto ancora acerbo, ha permesso agli ingegneri di Google di rodare i meccanismi e di migliorare il servizio.
Sempre rimanendo in ambito mobile, pare4 si rilancino le aspettative di Google nei confronti dell’innovativo linguaggio HTML 5, destinato secondo molti a divenire parte cruciale delle architetture sviluppate dal colosso di Mountain View.
Un “portale” web attraverso il quale realizzare la collaboraizone profesisonale tra medici.
Non è nuovo il concetto di web appliance, ovvero una suite di strumenti residenti sulla Rete, che permettono di collaborare tra profesisonisti, scambiarsi documenti ed informazioni.
Dopo Google, anche Adobe ha scommesso su questo approccio, registrando un boom di utenza totalizzando 5 milioni di registrazioni, con 100mila nuovi utenti ogni settimana.
Questultimo esempio mette a disposizione per un canone annuo: un word preocessor; uno strumento di condivisione chermo, chat e video; condivisione di files, fino alla possibilità di fare riunioni virtuali fino a 20 partecipanti.
Quale il segreto di tanto successo?
Qualcuno che dice che grazie alla recessione, si tende a viaggiare meno, puntando sulal condivisione remota del lavoro.
Ad oggi sembra un tornado Google Wave, il nuovo tool sviluppato da BigG (Google).
Di cosa si tratta? Stesso Google lo definisce “Un nuovo strumento per comunicare e collaborare sul web“. Una piattaforma web based accessibile dal browser che promette di unire sotto un unico tetto i vari servizi, permettendo di scambiare email, link, mappe, documenti e di creare gruppi di discussione. “In Google Wave puoi creare un wave ed aggiungere i tuoi contatti, permettendo loro di replicare, modificare, aggiungere testo, foto, gadget o addirittura feed da altre fonti esterne” si legge sul blog ufficiale di Continua a leggere
Un videopaloscenico interattivo, dove si intrecciano storie di vita, sotto forma di un canale televisivo, in Rete in diretta, con la possibilità da parte degli utenti di generare converazioni e commenti.
Webcam attive h24 per un “live show” interattivo. Si parla di Justin.tv.
Fondata nel 2006 è oggi la più importante piattaforma di “LifeCasting“, ovvero la trasmissione continua ed in tempo reale di eventi personali tramite tecnologie digitali.
Qualche numero:
428mila canali
41 milioni di visitatori attivi al mese
Ognuno può commentare innescare discussioni. Nascono cosi miriadi di “tribù della stanza”, costruite attorno alla condivisioni di immagini, situazioni. Continua a leggere
This study by the eHealth and Telemedicine Research Unit of the Instituto de Salud Carlos III explores the eHealth based systems and tools serving for the empowerment of health consumers: citizens, patients and their families and caregivers.
Contact: omoreno@isciii.es
See also: www.ehealth-era.org
This event will bring together key players from all aspects of healthcare and technology to inform, discuss, debate, and learn about how personalized healthcare systems can help meet future healthcare needs. The workshop is a forum for presenting and discussing cutting edge technology for creating solutions for tomorrow’s personalised health systems. A call for papers, demos and posters has been launched (submission deadline: 6 March).
“The European Journal of ePractice invites contributions from both research and practice at the crossroads of public policy, patient management best practice and technology in the eHealth domain. Contributions may address current issues such as the interoperability of Electonic Health Record (EHR) systems or may look into medium and long term future hybrids of eHealth and other domains, and may include international case-studies. Also, we invite papers on technology trends and open standards, new service provision models as well as new business models for the deployment and sustainability of innovations. Papers that may have a positive impact on the European eHealth agenda and Action Plan, are especially encouraged.”
Cisco parteciperà, in qualità di Golden Sponsor, alla prima edizione della Conferenza e-HealthCare.
La presenza di Cisco si concretizzerà con il seguente intervento di Roberto Carletto, European Healthcare Sales Business Development Manager, Cisco Italy: “La rete come piattaforma per l’innovazione in Sanità. L’esempio concreto dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano”, nel quale verrà presentato l’esempio di eccellenza dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che ha adottato un’infrastruttura di rete che è la piattaforma in grado di convogliare voce, video e dati che abilita le soluzioni tecnologiche e applicative che indirizzano le specifiche esigenze cliniche e gestionali.
Un’intera équipe medica a portata di click, meritevole di fiducia e pronta a offrire consigli e informazioni.
Così viene presentato “vivu“, la nuova frontiera spagnola dei social network nel campo della salute. Una rete sociale che facilita l’interazione tra medici e pazienti. L’iniziativa è privata ma ha ottenuto l’appoggio del programma di tecnologie della salute del ministero dell’Industria di Madrid. Una ulteriore conferma di quanto la comunicazione digitale nel settore medico, stia prendendo sempre più piede.
In Italia abbiamo la fortuna di avere l’ottimo paginemediche.it, portale di medicina, salute e benessere, pieno di informazioni ed iniziative interessanti, sia per il medico che per il pubblico.
Vi invito a scrivere una vostra opinione riguardo i due siti proposti
In Italia la magigoranza degli utenti del Web è Donna
A dirlo è l’Autorità britannica TLC. Circa il 56% degli utenti italiani appartiene alla sfera femminile.
Sarà interessante considerare questo dato alla luce di tutte le discipline che sono coinvolte nello sviluppo di prodotti sul Web, in particolare usabilità, marketing e comunicazione.
A tutti piacerebbe recarsi in una cabina, muniti di smart-card, trovare davanti a sé uno schermo sul quale esprimere il proprio voto. Molti paesi hanno già attuato questa modalità di voto, con non pochi problemi.
Qualcuno come BMW sa bene cosa significhi alzarsi una mattina e non trovarsi più in Google! E’ un dramma! Qualcuno ha provato anche a chiedere i danni a Google per il calo improvviso del proprio sito web nelle SERP di Google, senza avere successo…
Provate ad immaginare come ci si può sentire quando si incappa nella cosiddetta “dark side of google“
Finalmente è una realtà la seconda versione delle linee guida sull’accessibilità del Web!
Le WCAG 2.0 proposte dall’autorevole organismo W3C, che regolamenta gli standard della Rete, sono finalmente disponibili nella versione finale, quindi applicabili.
Molti di voi conosceranno il servizio “Yahoo! Musica“, che permette di ascoltare la musica online mentre si naviga oppure si lavora: usando Firefox come browser, non è possibile usufruire del servizio “Yahoo! Musica“!
Questa tipologia di servizi è molto usata, anche io personalmente ne sono un grande utilizzatore! Capita di usarla quando sono nel mio studio, oppure Continua a leggere
A quanto pare, l’Italia, pioniera in politiche di Accessibilità del Web, sta facendo “dietro front”.
Da un articolo su punto-informatico apprendo della ristrutturazione all’interno del CNIPA, nella quale la sezione Accessibilità pare fortemente penalizzata. Inoltre risorse governative come http://www.italia.gov.it/ , preziose per l’informazione sulla e-Accessibilità, sono state chiuse.
A partire dal 2 luglio fino al 27 agosto, la Commissione Europea, invita tutti i cittadini ad una consultazione in materia di “Accessibilità dei siti web e altri strumenti per la e-Accessibilità”.
L’iniziativa, permette di dare la propria opinione circa il migiloramento dei siti Internet in Europa.
La Commissione Europea ha messo a disposizione una pagina web, attraverso la quale è possibile compliare un questionario (per ora in lingua inglese) per dare il proprio contributo all’iniziativa.
Nel frattempo ho appreso altre notizie circa la “Brain Computer Interfaces“, ossia la scienza che si occupa di trovare il modo per far comunicare direttamenre il nostro cervello con il computer.
Uno studio condotto dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences (MPIPF) ha constatato differenze rilevanti nella percezione della musica eseguita elettronicamente e la stessa musica suonata da un professionista umano. (articolo)
Il cervello è capace di cogliere l’espressione, il feeling tra gli strumentisti, quindi il fattore umano. In altri termini il cervello reagisce con stimoli più forti e pasisonali, quando percepisce il fattore umano
Da qualche tempo c’è un proliferare di applicazioni residenti sulla Rete stessa, sia riguardo la grafica, che la office-automation, piuttosto che l’organizzazione e la gestione di attività. Sarà una moda o esigenza del momento, una tendenza, il futuro o semplicemente un’altra fetta di mercato?
Se si sfoglia il Web è facile imbattersi in programmi che permettono di fare quello che correntemente facciamo sul nostro computer, anche in mancanza di questo. In altre parole se c’è bisogno di scrivere un documento con Microsoft word, o con Open Office, oppure si ha l’esigenza di trasformare una immagine in formato vettoriale, ovunque voi siate, anche senza il vostro prezioso computer alla mano, potete usare il vostro software preferito.
Molte grandi case si sono già mosse in questo senso. Qualche esempio?
Quando ho iniziato ad occuparmi di ergonomia, interazione uomo-macchina, non pensavo di dovermi spingere così oltre! Ho appreso da “Punto Informatico“, che due studenti di robotica all’università di Kobe in Giappone, hanno messo a punto la “donna perfetta“.
Lisa (l’androide) è in grado di riconoscere oggetti e persone. Inoltre può sostenere conversazioni grazie ad un enorme database aggiornato giornalmente.
Appare facile pensare che una iniziativa del genere non possa che raccogliere consensi. Finalmente saranno tagliati gli sprechi, sarà instaurata la “meritocrazia” anche negli uffici pubblici, saranno eliminati i “parassiti” e gli assenteisti, e tante altre ottime iniziative.
Sono sempre più convinto che la Banda Larga, per quanto sia essenziale, non sia la panacea per tutti i mali: non basta maggiore larghezza di banda per combattere il “divide” digitale.
Trovo che sia essenziale avere una rete performante, capace di veicolare applicazioni sempre più pesanti e disegnate per una banda di rete ampia.
Nonostante ciò, ritengo che la distanza che spesso divide le persone dalla Rete, non dipenda sempre e solo dalla velocità, di banda. Ho modo di pensare che Continua a leggere
Pare sia una tendenza molto in voga, quella di delegare alla Rete sempre più ruoli che solo qualche anno fa prevedevano il contatto diretto tra persone fisiche. Basti pensare all’assistenza clienti attraverso blog, piuttosto che ad assistenti digitali , come nel caso di “chiara” assistente digitale della FIAT.
Sarebbe auspicabile che come sempre i servizi venissero pensati su misura per gli utenti finali, quindi di uso gradevole, facili da usare ed accessibili.
Oltre le solite esasperazione esistono a mio avviso esempi in cui appare efficace il matrimonio tra strategie, formazione e tecnologie. Continua a leggere
Su questo sito è pubblicizzata la mia iniziativa “On line Common Sense“, che attraverso l’Usabilità, l’Accessibilità e l’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO), si propone di avvicinare maggiormente il Web alle reali esigenze degli utenti.
Spero chei visitatori non debbano rimpiangere la vecchia pagina con il solo logo che recitava “coming soon”
Stamane ho letto una notiza alquanto “rivoluzionaria”.
Pare sia possibile muovere oggetti col pensiero! Ma non parliamo di maghi questa volta, bensì di onde cerebrali, di algoritmi, dell’azienda Emotive System e di un casco che è stato messo a punto negli USA (costa 300 dollari).
Questo “casco”, una volta indossato, è capace di analizzare le attività elettriche del cervello, quindi tradurle in azioni. Naturalmente siamo ad una fase embrionale, quindi sono possibili solo “movimenti” semplici.
Tutto ciò lascia pensare ad un futuro prossimo nel quale sarà possibile muovere oggetti sullo schermo di un computer col pensiero.
Quando ci si trova davanti ad una novità, ci sono spesso posizioni prevenute: c’è chi è assolutamene contrario a prescindere, chi è assolutamente favorevole a prescindere, chi vuol capire e chi non vuol capie. Questo è nomale quando accade tra gli utenti della Rete; diventa grave quando ciò accade a responsabili del settore IT, ma andiamo avanti…
L’aspetto che voglio sottolineare non riguarda nesun tecnicismo, bensì la valenza di un nuovo modo di comunicare.
Già anni fa l’ipertesto ha cambiato il paradigma classico di scrittura Continua a leggere